A Frascati per “I Vini del Grande Vulcano Laziale”

di Angelo Costanzo

Affrancarsi definitivamente dall’immagine stereotipata del vino piacione da osteria, rilanciare un territorio dalla importante storia enologica reso unico dalle eruzioni del Vulcano Laziale, sostenere una nuova generazione di vignaioli ma anche storiche cantine che hanno deciso di investire in qualità, unire gli sforzi per competere con maggiore forza sul mercato nazionale e internazionale. Questo l’importante messaggio emerso dall’evento “I Vini del Grande Vulcano Laziale”, organizzato a Frascati dalla Fisar di Roma e Castelli Romani nella suggestiva location delle Mura Valadier, gestita dall’Associazione Frascati Scienza. A ribadirlo, nella conferenza stampa che ha preceduto l’apertura dei banchi d’assaggio, sono stati il Delegato della Fisar di Roma e Castelli Romani, Roberto Parrilla (sono convinto che la strada della qualità sia quella giusta. Il mercato si conquista con la bontà del prodotto, con l’autenticità e con la capacità di raccontare un territorio), l’Assessore all’Agricoltura del Comune di Frascati, Claudio Cerroni (la sinergia tra cultura, scienza, territorio, politica e associazioni di settore è importante. Il nostro territorio produce prodotti di eccellenza, dobbiamo essere bravi nel lavorare insieme e nel saperli narrare) e il sommelier Fisar Francesco Radiciotti. 43 le cantine che hanno portato in degustazione ai tantissimi avventori, appassionati ed operatori del settore, il meglio delle loro produzioni. Impossibile citarli tutti, iniziamo da un vino spumante di qualità dal colore rosa cerasuolo “Il Fuorinda” di Eredi dei Papi; proseguiamo con la Malvasia Puntinata del “Roma Doc” di “Cifero“, con i vini della rete VIP-Vino Innovazione e Pane del versante sud dei Castelli Romani, di cui fanno parte la Iacolangeli, ottimi il rosè “Diana e il rosso “Cabernet Franc“, e la Jacobini, con il fresco e profumato bianco biologico “Jacobini” di Trebbiano Toscano. In grande risalto i vini da dessert, con il “Passito Velester” dell’Azienda Agricola Marco Serra, l’”Aleatico Passito” di Tenuta San Leo, il “Cannellino di Frascati” di Villa Simone e il “Cannellino Era” della Tenuta di Pietra Porzia. Protagonista della masterclass de “I Vini del Grande Vulcano Laziale” è stato il “Luna Mater” della Cantina Fontana Candida, portato ad esempio di come il Frascati Superiore Docg non sia esclusivamente un vino da pronta beva, ma capace di affinare nel tempo e di reinventarsi con il passare degli anni. La degustazione verticale delle annate 2021, 2019, 2017, 2015, 2012, 2008 – guidata dal sommelier Fisar Francesco Radiciotti con l’agronomo Fontana Candida Paolo Savo Sardaro – ha permesso la “riscoperta” di un vino che si attesta a simbolo del recupero della grande tradizione vitivinicola del Frascati, nato da selezionati vigneti cinquantenari, per buona parte di Malvasia Puntinata. Se l’obiettivo dichiarato dell’evento era quello di accantonare definitivamente l’immagine stereotipata del vino dei Castelli, quella, per intenderci, del “Portace n’artro litro, che noi se lo bevemo“, per costruire una narrazione di vini di qualità, frutto di un cambio di passo nel segno della riscoperta di vitigni autoctoni e dell’impegno di viticoltori, e da segnalare, di tante viticoltrici, che reinterpretano il terroir con rinnovata sensibilità, ebbene, tale obiettivo è stato ampiamente conseguito.

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